
Anche i Caffè odierni hanno la propria origine nel mondo arabo. In esso erano molto diffusi i punti d’incontro con musica, divertimento e la possibilità di discutere all’infinito. Naturalmente per soli uomini. Più bevevano caffè e più chiassosi e decisi diventavano gli avventori; per questo motivo i Caffè furono considerati inaccettabili per i governanti. Con la scusa delle leggi islamiche vietarono il caffè e chiusero i locali, dove presumibilmente nascevano gli intrighi politici non controllabili e qualche vera cospirazione contro di loro.
L’impero ottomano era pieno di Caffè anche nella sua parte europea. Dei loro servizi usufruivano gli europei in viaggio verso Costantinopoli o sul Mare Adriatico. Per un osservatore obiettivo però rimarrà probabilmente per sempre un mistero il posto, fuori dall’impero ottomano, dove fu aperto il primo Caffè.
I ricercatori italiani degli attuali Caffè affermano che il primo locale pubblico di questo tipo in Occidente fu aperto a Venezia. I francesi contendono il primato con un Caffè aperto a Marsiglia, gli inglesi invece vorrebbero cinicamente negare tutto e convincere gli interlocutori che la prima vendita pubblica del caffè avvenne in un pub di Oxford.
A prescindere dal primato, il caffè ha continuato la propria marcia di notorietà in tutta Europa. Il fenomeno fu accompagnato dall’aumento del numero dei suoi avversari. Si racconta come si sia ripetuta la storia avvenuta nel mondo islamico. Anche i sacerdoti cristiani si opposero a esso facendo notare il suo satanico colore nero e l’influenza esercitata sugli utenti. A Londra, a un certo punto, fu redatta addirittura una petizione femminile contro il caffè che doveva essere colpevole della “sterilità degli uomini”; altri invece erano convinti del suo potere terapeutico, se si considera la sua rivendita nelle farmacie prima ancora che in appositi locali pubblici.
Anche in Europa però i Caffè si trasformarono in luoghi di avvenimenti sociali. Quelli londinesi furono i primi a offrire ai clienti i giornali che quindi attrassero gli intellettuali, gli studenti e i partecipanti alle discussioni di tutti i tipi e colori. I Caffè si trasformarono verso la fine del XVII secolo in attraenti punti d’analisi della società di allora. Come nel mondo arabo, le autorità si preoccuparono del fenomeno e valutarono negativamente il suo ruolo e la funzione esercitata tra la gente. Ne decretarono la chiusura e il mezzo migliore per ottenere il risultato desiderato fu la forte tassazione della bevanda nera. A differenza del tè, molto diffuso nelle colonie britanniche, il caffè fu messo sulla lista nera dei tributi. La richiesta diminuì, al contrario di quanto succedeva in Francia…
A Parigi il caffè era osannato grazie all’ambasciatore turco Sulejman che organizzava per la nobiltà e gli importanti personaggi locali sontuosi ricevimenti nel corso dei quali la bevanda nera era al centro dell’attenzione. La popolazione se ne innamorò, ma non fino al punto da far fiorire il mercato. I primi tentativi di vendita diffusa non ottennero grande successo. Il fiorire della moda di sorseggiare il caffè esplode con l’apertura dei più eleganti locali parigini, dove la clientela si sentiva privilegiata. I francesi, amanti della vita gaia, si sentono così tuttora. Verso la fine del XVIII secolo il numero dei Caffè parigini sarebbe stato di 800, alla metà del XIX secolo addirittura 3.000. Chissà quanti ce ne sono oggi…
In Germania il primo Caffè fu aperto ad Amburgo per copiare gli inglesi. Nei primi decenni del XVIII secolo lo bevevano soltanto i ceti più abbienti nelle grandi città. Come in altre parti d’Europa, la situazione mutò negli anni successivi. Con il passare degli anni, nel XVIII secolo la bevanda nera diventò parte della vita quotidiana delle famiglie tedesche e quindi un’altra volta le autorità decisero di intervenire. Il motivo è noto: a causa del caffè diminuì il consumo della birra e quindi diminuirono anche gli introiti nelle casse dello Stato. I commercianti di caffè erano stranieri e quindi anche in Germania si pensò di tassare fortemente i chicchi verdi del caffè; inoltre delle vere e proprie spie della polizia circolavano per smascherare le torrefazioni clandestine.
I tedeschi non sarebbero tali, se a causa degli alti prezzi del caffè non avessero scoperto una nuova ricetta per una bevanda cucinata con le radici tostate e macinate della cicoria – un (non) amabile sostituto del nobile caffè.
Una storia a parte arriva invece da Vienna. Sull’arrivo del caffè in questo centro europeo ci informano perfino durante le lezioni di storia. Uno dei risultati della vittoria degli alleati europei contro gli assediatori turchi nel 1683 fu anche l’aumento del gradimento del caffè. Quando il principe polacco Jan Sobiesky con i suoi venti mila cavalieri avanzò contro le forze turche, queste furono prese dal panico, perché sulle schiene dei polacchi veleggiavano delle grandi ali di cigno, il loro talismano contro la cattiva sorte. Non abituati ad una tale scena i più numerosi guerrieri turchi sarebbero rimasti talmente sorpresi da battere in una ritirata disordinata e l’esercito europeo presso Vienna inaspettatamente vinse senza grandi scontri.
Sul campo rimasero tutte le ricchezze che i turchi avevano portato al loro seguito: oro, tappeti, cammelli e naturalmente i sacchi colmi di strani chicchi neri – il caffè. Le leggende viennesi raccontano le cose più strane sulla sorte dei sacchi, di fatto però il bottino, rimasto dopo l’assedio turco di Vienna, è uno dei fondamenti della tradizione dei Caffè, conosciuti attualmente in Europa centrale.